Gli effetti collaterali del Mounjaro sono la ragione più frequente per cui il trattamento viene interrotto, e insieme l’argomento su cui circolano più informazioni confuse. Qui trovi quali sono realmente documentati negli studi registrativi, con che frequenza compaiono, quali sono gestibili e quali richiedono di fermarsi subito.
Che cos’è il Mounjaro
Mounjaro è il nome con cui Eli Lilly commercializza la tirzepatide. A differenza del semaglutide, che agisce su un solo recettore, la tirzepatide è un doppio agonista: si lega sia al recettore del GLP-1 sia a quello del GIP, due ormoni intestinali distinti.
Il GIP era stato a lungo considerato poco interessante, perché nei soggetti con diabete di tipo 2 la sua azione appariva compromessa. La tirzepatide ha ribaltato quella lettura, ed è oggi la molecola di riferimento della categoria. In Europa è autorizzata sia per il diabete di tipo 2 sia per il controllo del peso, con obbligo di prescrizione medica.
Gli effetti gastrointestinali: i più frequenti
Sono di gran lunga i più comuni e rappresentano la causa principale di abbandono. Negli studi registrativi SURPASS e SURMOUNT hanno interessato una quota consistente dei partecipanti.
I principali sono nausea, diarrea, vomito, stipsi e dolore addominale. Hanno tre caratteristiche che conviene conoscere: sono più marcati nelle settimane iniziali, tendono a ripresentarsi a ogni aumento del dosaggio, e nella maggior parte dei casi si attenuano con il proseguire del trattamento.
È esattamente per questo che lo schema terapeutico prevede un incremento graduale e non la dose piena fin dall’inizio: la titolazione non è una precauzione formale, è lo strumento con cui si rende tollerabile il farmaco. Accelerarla di propria iniziativa è il modo più rapido per dover interrompere.
Gli effetti meno comuni ma più rilevanti
Alcune reazioni sono rare ma richiedono attenzione immediata.
La pancreatite acuta è segnalata nella scheda tecnica: un dolore addominale intenso e persistente, spesso irradiato al dorso e accompagnato da vomito, è un motivo per sospendere e rivolgersi a un medico senza aspettare.
La colelitiasi, cioè la formazione di calcoli biliari, è più frequente del previsto ed è legata in buona parte alla rapidità del calo ponderale, non alla molecola in sé: è un fenomeno noto in tutti i dimagrimenti rapidi.
La gastroparesi, un rallentamento marcato dello svuotamento gastrico, è una conseguenza estrema del meccanismo d’azione stesso del farmaco ed è stata oggetto di segnalazioni specifiche.
Esiste infine una controindicazione assoluta derivata dagli studi sui roditori: una storia personale o familiare di carcinoma midollare della tiroide o di sindrome MEN 2.
Ipoglicemia: dipende da cosa si assume insieme
Da sola la tirzepatide ha un rischio di ipoglicemia basso, perché la stimolazione dell’insulina che produce è glucosio-dipendente: avviene cioè in risposta all’aumento della glicemia e non in modo costante. Il rischio cresce invece in modo significativo quando viene associata a insulina o a sulfaniluree, ed è la ragione per cui in quei casi il dosaggio degli altri farmaci va rivisto dal medico.
La perdita di massa muscolare
È l’aspetto che la divulgazione trascura quasi sempre. Negli studi su questa classe di farmaci una quota rilevante del peso perduto è costituita da massa magra, con percentuali che variano a seconda del disegno dello studio ma che restano consistenti.
Non è una sorpresa: accade in qualunque dimagrimento con deficit calorico marcato. Diventa però rilevante quando il calo è rapido e prolungato, perché la massa muscolare è il principale determinante del metabolismo basale e la sua perdita rende più probabile il recupero del peso dopo la sospensione. Le raccomandazioni che emergono dalla letteratura sono due e sempre le stesse: apporto proteico adeguato e allenamento contro resistenza durante tutto il percorso.
Il tema è trattato in quante proteine al giorno.
Perché il monitoraggio medico non è facoltativo
La maggior parte degli effetti elencati è gestibile proprio perché il trattamento è seguito: la titolazione viene adattata alla tolleranza individuale, i farmaci concomitanti vengono rivisti, e le reazioni rare vengono intercettate prima che diventino gravi.
Mounjaro è un medicinale soggetto a prescrizione in tutta l’Unione Europea, e le agenzie regolatorie hanno diffuso avvertenze esplicite sui prodotti a base di tirzepatide reperiti al di fuori della filiera farmaceutica, dopo la comparsa di confezioni falsificate. Si acquista in farmacia, con ricetta.
Il quadro della classe è raccolto nella categoria GLP-1, e il confronto con il semaglutide in Ozempic per dimagrire.
Domande frequenti sugli effetti collaterali del Mounjaro
Mounjaro: per quanto tempo assumerlo?
Non esiste una durata prestabilita. L’obesità e il diabete di tipo 2 vengono trattati come condizioni croniche, quindi la terapia prosegue finché il medico la ritiene indicata e tollerata. Gli studi su questa classe mostrano che dopo la sospensione una parte consistente del peso viene riacquistata, ed è un elemento che entra nella decisione.
Mounjaro: dopo quanto fa effetto?
La riduzione dell’appetito è percepita in genere nelle prime settimane, ma l’effetto sul peso segue l’aumento graduale del dosaggio e si sviluppa su mesi. Nei grandi studi la curva del peso continua a scendere per oltre un anno prima di stabilizzarsi.
Mounjaro: quanto si perde in un mese?
Molto meno di quanto si legge nei resoconti online. Negli studi il calo medio alle dosi più alte ha superato il 20 per cento del peso, ma distribuito su circa 72 settimane. I primi mesi sono dedicati alla titolazione, con dosaggi bassi e un effetto ancora limitato.
Dopo Mounjaro si ingrassa?
È quello che i dati sulla classe mostrano quando il trattamento viene sospeso senza che nulla sia cambiato nelle abitudini: una quota rilevante del peso viene riacquistata nei mesi successivi. Il motivo è che il farmaco agisce sui segnali di appetito finché viene somministrato. Mantenere massa muscolare e abitudini alimentari costruite durante il percorso è ciò che fa la differenza nel dopo.
Chi prescrive Mounjaro?
È un medicinale con obbligo di prescrizione. In Italia viene prescritto dal medico, in genere diabetologo, endocrinologo o specialista del percorso per l’obesità, a seconda dell’indicazione per cui viene impiegato. Non è acquistabile senza ricetta.
Fonti
- Jastreboff AM et al. Tirzepatide Once Weekly for the Treatment of Obesity. New England Journal of Medicine, 2022 (studio SURMOUNT-1)
- Wilding JPH et al. Weight regain and cardiometabolic effects after withdrawal of semaglutide: the STEP 1 trial extension. Diabetes, Obesity and Metabolism, 2022. PMID 35441470
