Testosterone basso: sintomi, cause e come si riconosce

Il testosterone basso è una delle autodiagnosi più frequenti e più sbagliate. I sintomi che gli vengono attribuiti sono quasi tutti aspecifici, cioè compatibili con una decina di altre condizioni. Qui trovi come si riconosce davvero, cosa lo causa e perché un singolo esame del sangue non basta a stabilirlo.

Che cosa significa davvero testosterone basso

Non è un’impressione, è un criterio numerico. Le linee guida della Endocrine Society pubblicate nel 2018 sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism definiscono l’ipogonadismo come la combinazione di due elementi: sintomi compatibili e livelli di testosterone totale ripetutamente sotto l’intervallo di riferimento, misurati al mattino e in almeno due occasioni distinte.

Entrambe le condizioni devono esserci. Sintomi senza valori bassi non sono ipogonadismo, e valori bassi in un singolo prelievo senza sintomi non lo sono altrettanto. È il punto che salta per primo quando qualcuno si autodiagnostica partendo da una lista di sintomi trovata online.

I sintomi, e perché ingannano

I più ricorrenti sono calo del desiderio sessuale, difficoltà erettili, stanchezza persistente, perdita di massa muscolare, aumento della massa grassa, umore depresso e riduzione della densità ossea.

Il problema è che questa lista descrive altrettanto bene un disturbo depressivo, un’apnea notturna non diagnosticata, una disfunzione tiroidea, un diabete in esordio o semplicemente un periodo prolungato di sonno insufficiente. Fra tutti, i due con maggiore valore orientativo sono il calo della libido e le difficoltà erettili: la stanchezza e il tono dell’umore, presi da soli, hanno un potere discriminante molto basso.

Le cause si dividono in due gruppi

La distinzione clinica è fra forme primarie e secondarie, e non è un dettaglio tecnico: cambia completamente il significato del risultato.

Nell’ipogonadismo primario il problema è nei testicoli, che non rispondono pur ricevendo il segnale. In laboratorio si riconosce perché l’LH è alto: l’ipofisi sta spingendo, ma non ottiene risposta. Le cause includono condizioni genetiche, traumi, orchite, chemioterapia.

Nell’ipogonadismo secondario il segnale non parte: ipotalamo o ipofisi non stimolano a sufficienza. Qui l’LH è basso o inappropriatamente normale. Le cause più frequenti nella pratica sono obesità, apnee notturne, uso di oppioidi, iperprolattinemia e l’uso pregresso di androgeni esogeni.

Come si misura, e perché l’orario conta

Il testosterone ha un ritmo circadiano marcato: i valori più alti si registrano al mattino presto e calano nel corso della giornata. Un prelievo pomeridiano può restituire un valore basso in un uomo del tutto normale. Per questo le linee guida indicano il prelievo mattutino, a digiuno, e la ripetizione in una seconda occasione prima di qualsiasi conclusione.

Un secondo elemento che viene spesso trascurato è la differenza fra testosterone totale e libero. La maggior parte del testosterone circolante è legata all’SHBG e all’albumina, e solo una frazione minima è biologicamente disponibile. In presenza di condizioni che alterano l’SHBG, obesità e ipotiroidismo fra le più comuni, il totale può risultare fuorviante e serve il dosaggio del libero.

Cosa si fa quando è confermato

La prima mossa non è la terapia sostitutiva ma la ricerca della causa. Se si tratta di una forma secondaria legata a obesità o apnee notturne, intervenire su quella causa può riportare i valori nella norma senza alcun farmaco, ed è lo scenario più frequente nella pratica clinica.

Quando invece la diagnosi è confermata e la causa non è reversibile, la terapia sostitutiva è un trattamento medico, con un monitoraggio preciso: ematocrito, PSA, profilo lipidico. Va detto con chiarezza che la somministrazione di testosterone esogeno sopprime la produzione endogena e la spermatogenesi, e questo è un aspetto rilevante per chi ha progetti di paternità.

Le leve su cui si può agire prima sono raccolte in come aumentare il testosterone.

I valori di riferimento e perché variano

Una fonte costante di confusione è che gli intervalli di riferimento non sono identici fra un laboratorio e l’altro. Dipendono dal metodo di dosaggio usato e dalla popolazione su cui l’intervallo è stato costruito, e questo rende poco sensato confrontare un referto con una soglia letta su un forum. Il valore va letto sull’intervallo stampato su quel referto.

C’è poi una variabilità che nulla ha a che fare con la patologia: una malattia acuta recente, un periodo di stress intenso, un digiuno prolungato o un allenamento molto impegnativo nelle ore precedenti possono abbassare temporaneamente il risultato. È un’altra ragione per cui un singolo prelievo non è una diagnosi.

Testosterone basso nelle donne

Il testosterone non è un ormone esclusivamente maschile: le donne lo producono in ovaie e surreni, in quantità molto inferiori ma con un ruolo fisiologico reale su libido, massa muscolare e densità ossea. I livelli calano gradualmente con l’età e in modo più marcato dopo un’ooforectomia.

La differenza sostanziale rispetto all’uomo è che per le donne non esistono criteri diagnostici condivisi né soglie validate, e le principali società scientifiche sconsigliano di dosare il testosterone come esame di routine per sintomi aspecifici. La valutazione in questo caso è esclusivamente clinica e specialistica.

Domande frequenti sul testosterone basso

Come capire se il testosterone è basso?

Non dai sintomi. L’unico modo è il dosaggio ematico, eseguito al mattino e ripetuto in una seconda occasione, perché il valore oscilla nell’arco della giornata. I sintomi servono a decidere se vale la pena fare l’esame, non a sostituirlo: da soli sono compatibili con depressione, apnee notturne, disturbi tiroidei e carenza cronica di sonno.

Testosterone basso: cosa comporta?

Sul breve periodo riguarda soprattutto desiderio sessuale, funzione erettile, energia e tono dell’umore. Sul lungo periodo gli effetti documentati sono la riduzione della massa magra, l’aumento della massa grassa e la perdita di densità ossea, con il conseguente aumento del rischio di fratture. È quest’ultimo aspetto, il più silenzioso, quello che le linee guida considerano più rilevante.

Testosterone basso: cosa fare?

Il primo passo è confermare il dato con un secondo prelievo mattutino e aggiungere LH e SHBG, perché servono a distinguere una forma primaria da una secondaria. Il secondo è cercare una causa reversibile: obesità, apnee notturne, farmaci oppioidi e uso pregresso di androgeni sono le più frequenti. Molte forme secondarie si correggono agendo sulla causa.

Testosterone basso: cosa prendere?

Non esiste un integratore in grado di correggere un ipogonadismo confermato. Zinco e vitamina D hanno senso solo se c’è una carenza documentata, e in quel caso si sta correggendo la carenza. Se la diagnosi è confermata, il trattamento è medico e va impostato con un endocrinologo, con un monitoraggio periodico di ematocrito, PSA e lipidi.

Fonti

  • Bhasin S et al. Testosterone Therapy in Men With Hypogonadism: An Endocrine Society Clinical Practice Guideline. Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, 2018. PMID 29562364
  • Leproult R, Van Cauter E. Effect of 1 week of sleep restriction on testosterone levels in young healthy men. JAMA, 2011. PMID 21632481